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Shao > giovane |
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Shaolin Ch’üan significa "pugilato della giovane foresta".
Shaolin era il nome di un famoso monastero buddista in cui per millenni si
sono praticate le Arti Marziali.
Shaolin Ch’üan, o più semplicemente Shaolin, tuttavia, è
un termine piuttosto generico che viene utilizzato per indicare sia l'insieme
di tutti gli stili esterni (Wai
Chia) del Kung Fu, sia uno qualsiasi di tali stili esterni, sia l'arte originaria
insegnata nel tempio Shaolin.
Tale arte originaria è oggi nota con il nome di "Shaolin Classico
della Cina del Nord".
Dal punto di vista geografico, infatti, gli stili di Shaolin si possono suddividere in due gruppi:
L'idea di base dello Shaolin è quella di eseguire attacchi e difese con il massimo di forza e velocità, immaginando sempre di essere circondati da un gran numero di avversari. Per ottenere la massima efficacia, occorre combinare la forza con la morbidezza. Per "morbidezza" si intende rilassamento muscolare, elasticità o flessibilità, fluidità nei movimenti e anche "cedevolezza" (cioè un atteggiamento fisico e mentale che consente di battere l'avversario sfruttandone la forza a proprio vantaggio).
Un'altro principio fondamentale dello Shaolin è la "rotondità" dei movimenti. I movimenti dello Shaolin infatti seguono sempre linee curve che sfruttano la forza centrifuga e non interrompono l'azione.
Per ottenere la massima fluidità dei movimenti, e quindi la massima efficacia, è fondamentale una corretta respirazione, che deve essere addominale e molto profonda (diaframmatica).
Dallo Shaolin classico della Cina del Nord derivano non solo tutti gli altri
stili di Kung Fu ma anche, direttamente o indirettamente, quasi tutte le altre
Arti Marziali asiatiche.
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Maestro Chang Dsu Yao |
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Le tecniche dello Shaolin si possono suddividere in cinque gruppi fondamentali:
Vi sono poi cinque elementi essenziali per l'esecuzione delle tecniche dello Shaolin:
I primi tre fanno riferimento all'importanza dell'uso delle mani, degli occhi e del corpo nel suo complesso. Il quarto elemento si riferisce alla corretta esecuzione delle tecniche e il quinto ci ricorda che nessuna tecnica è efficace senza una buona posizione degli arti inferiori.
Nella pratica, il principiante apprende prima le posizioni (Pu Fa), poi i principali attacchi di mano, cioè pungni (Ch’üan Fa) e colpi a mano aperta (Chang Fa), poi i calci più semplici (T'ui Fa) e le parate (Fang Fa).
Successivamente il principiante si dedicherà prima al Lien Pu Ch’üan e poi allo Shaolin Ch’üan:
Dopo aver imparato le tecniche fondamentali che fanno uso delle braccia e delle gambe, l'allievo passa allo studio delle cadute e delle proiezioni (Ti T'ang Ch’üan o Ti Kung Ch’üan, cioè "pugilato delle cadute", "prendere terra con abilità") e successivamente allo studio delle prese (Chin Na), che comprendono leve, strangolamenti e immobilizzazioni. Le tecniche di Chin Na sono in tutto 108, raggruppate in 11 esercizi (sequenze), che possono essere eseguiti da soli (Chin Na Lu), oppure con un avversario (Chin Na T'ao).
Un'importanza fondamentale hanno, nello Shaolin, le pressioni e i colpi sui punti vitali (Tien Hsüeh Tao). Queste tecniche (in particolare i colpi) possono essere piuttosto pericolose e, per questo, vengono insegnate solo agli allievi più avanzati.
Il combattimento (Po Chi, letteralmente "scambio di tecniche") può essere di tre tipi:
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Maestro Chang Dsu Yao e Maestro Ghezzi
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"Gli autori ritengono che dare un'importanza eccessiva all'aspetto sportivo-agonistico
sia molto pericoloso.
Parecchie Arti Marziali, grazie anche alla pratica agonistica, si sono notevolmente
diffuse, ma nello stesso tempo si sono snaturate trasformandosi in semplici
sport. Lo spirito delle Arti Marziali è infatti completamente diverso
dallo spirito 'sportivo'.
Inoltre, le tecniche efficaci in gara non sono quasi mai quelle efficaci in
un combattimento vero.
Con la specializzazione moderna, se si vuol diventare campioni, bisogna allenare
intensamente (spesso per più ore al giorno) le tecniche di gara e trascurare
pertanto le tecniche tradizionali.
E non bisogna dimenticare il fatto che le gare interessano un numero limitato
di praticanti per un periodo piuttosto breve della loro vita.
Le gare possono tuttavia essere utili per permettere a chi ha già raggiunto
un buon livello di mettere alla prova le proprie conoscenze tecniche e qualità
spirituali (coraggio, volontà...) combattendo, pur con le limitazioni e le convenzioni
di una gara sportiva, contro un avversario sconosciuto, in un ambiente ed in
condizioni diverse dal solito.
In conlusione: combattimenti sportivi sì, ma senza eccessi e senza dar loro
troppo peso.
E' importante inoltre che partecipino alle gare solo gli atleti che hanno già
raggiunto un ottimo livello tecnico. In tal modo si limiteranno gli incidenti
e si ravviverà l'interesse del pubblico."
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Maestro Chang Dsu Yao e Maestro Santini
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L'allenamento delle tecniche che comportano l'uso di armi (Ping Chi) è analogo all'allenamento delle tecniche a mani nude (le posizioni fondamentali e i principi sono gli stessi), ma comprende in più il metodo di maneggiare l'arma, che viene considerata come un prolungamento del corpo stesso.
I maestri afferamno che, in una prima fase di studio, è l'uomo che muove l'arma; successivamente uomo e arma diventano una cosa sola e infine l'arma acquista un'anima, una vita propria e, in un certo senso, è essa stessa che muove l'uomo.
Tradizionalmente le armi fondamentali sono 18, ma esistono numerose varianti.
Le armi si possono suddividere in tre categorie:
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Maestro Chang Dsu Yao |
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Le 18 armi fondamentali sono:
Nello Shaolin è di fondamentale importanza respirare in modo corretto, perché solo così è possibile sfruttate appieno l'energia interna che ci permette di ottenere la massima efficacia.
La respirazione deve essere addominale, profonda e il più possibile calma e regolare. Il ciclo respiratorio inizia con la fase di inspirazione, in cui i muscoli addominali sono decontratti e il ventre si dilata; nella fase di espirazione i muscoli addominali si contraggono; segue poi un tempo morto, in cui i muscoli addominali si decontraggono e il ventre rientra. Quest'ultima brevissima fase, che segna il passaggio dall'espirazione alla nuova inpirazione, è quella in cui si è più vulnerabili: respingere un attacco che avviene esattamente in quell'istante può essere molto difficile.
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Maestro Cuturello e Maestro Corsano
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In generale la respirazione avviene sempre attraverso il naso. Tuttavia, quando si porta una tecnica particolarmente intensa o decisiva, si può emettere il fiato attraverso la bocca, accompagnando tale emissione con un grido (Fa Sheng), che non proviene dalle corde vocali, ma dal ventre.
Le due fasi respiratorie (inspirazione ed espirazione) possono avere durata uguale oppure diversa (è possibile sia fare un'inspirazione breve e un'espirazione lunga che viceversa). Un'inspirazione breve non significa immettere meno aria nei polmoni, ma semplicemente immettere la stessa quantità d'aria di un'inspirazione lunga, ma più rapidamente. La combinazione inspirazione-breve/espirazione-lunga è particolarmente utilizzata in quanto permette di immagazzinare velocemente energia e di sfruttarla il più a lungo possibile. Questa combinazione respiratoria è, tra l'altro, quella che normalmente adottiamo in modo inconscio quando parliamo. Analogamente, nello Shaolin la respirazione sarà efficace soltanto se sarà naturale, spontanea, non guidata esplicitamente dal pensiero. Non bisogna quindi pensare troppo a come e quando respirare: non è infatti la mente, ma il corpo, che deve imparare a farlo spontaneamente.
L'alternarsi di inspirazione ed espirazione segue il ritmo delle tecniche: durante la fase di preparazione all'attacco si inspira, quando si porta l'attacco si espira. Le parate invece possono essere accoppiate ad entrambe le fasi respiratorie: se la parate è "dura" (simile ad un attacco) la si esegue espirando, se è "morbida", inspirando. Nello Shaolin solitamente le tecniche non vengono eseguite in modo isolato, ma vengono concatenate in rapida successione. Può quindi succedere che durante un solo ciclo respiratorio vengano eseguite più tecniche.
La cosa più importante comunque è mantenere una respirazione addominale. Secondo le credenze cinesi, l'aria che respiriamo contiene, oltre all'ossigeno, una forma di energia vitale, il Ch'i. Durante la respirazione l'aria cede all'organismo ossigeno e Ch'i.
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Maestro Chang Dsu Yao |
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L'ossigeno, associato al sangue, circola nelle vene e nelle arterie; il Ch'i circola nei "canali" o "circuiti energetici". Il Ch'i è la nostra principale sorgente di forza e può essere diretto con il pensiero: quando eseguiamio un attacco, per esempio un pugno, dobbiamo immaginare che il Ch'i scorra lungo il braccio e fuoriesca attraverso il pugno.
I maestri più esperti sono in grado di concentrare il Ch'i così efficacemente in un punto del corpo da renderlo quasi invulnerabile: per esempio possono impedire che una lancia penetri nella loro gola semplicemente concentrandovi il Ch'i.
Una corretta respirazione, la pratica delle Arti Marziali e la meditazione Ch'an
aiutano il fluire abbondante, regolare e continuo del Ch'i mantenendoci così
in buona salute. La pratica del Ch'i, del suo flusso e della sua concentrazione,
tuttavia, deve essere quotidiana per essere efficace: pochi giorni di "riposo"
sono sufficienti a far regredire l'abilità raggiunta (si veda anche la
respirazione e il Ch'i nella sezione Cos'è il Kung Fu).
Esistono due tipi di Ch'i: il Ch'i statico e il Ch'i dinamico. Il Ch'i statico è quello che è coinvolto nelle tecniche di meditazione. In questi casi il pensiero deve visualizzare e seguire il fluire del Ch'i in accordo con il ritmo respiratorio. In questi casi la mente deve essere "vuota", cioè libera da pensieri esterni o preoccupazioni, ma "presente", "cosciente". Nella pratica dello Shaolin e del T’ai Chi Ch’üan l'esercitazione del Ch'i viene fatta in movimento, facendo così intervenire il Ch'i dinamico. In questo caso il pensiero non segue semplicemente il fluire del Ch'i, ma lo guida e lo concentra dove è necessario. Nella fare di inspirazione si deve visualizzare il Ch'i che entra attraverso il naso e scende concentrandosi in Tan T'ien. Nella fase di espirazione il Ch'i si dirama lungo le gambe, le braccia e il capo.
La forza che si ottiene mediante la contrazione muscolare si chiama Wai Li, o forza esteriore; quella che si ottiene madiante la canalizzazione del Ch'i si chiama Nei Ching, o forza interiore. Nella pratica delle Arti Marziali deve essere utilizzata principalmente la forza interiore (si veda anche la sezione Il T'ai Chi Chuan ).
2001 © Scuola del Maestro Chang Dsu
Yao